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sabato 19 marzo 2022

"Tanti amici, Tanto onore"

Tutti li guardano con curiosità ed interesse, tutti chiedono di fare un selfie con loro, tutti fanno domande sulle loro belissime uniformi, sui gradi e sui ruoli che impersonano e rievocano.

Abbiamo ritenuto quantomeno doveroso dedicare loro questo post che presto diventerà una pagina permanente del nostro blog. Abbiamo forti affinità di valori, ideali ed interessi culturali; dal 4 dicembre 2021 sono nostri Soci Onorari ed hanno partecipato, oltre che alla conferenza tenutasi a Castelnuovo Nigra a seguito della intitolazione di una piazza al Milite Ignoto proposta da Canapisium, anche  alla conferenza di apertura, l'8 gennaio 2022, della mostra che abbiamo allestito e curato "Dalla Belle Epoque alle Trincee" presso lo storico Palazzo Marini di Borgofranco di Ivrea, nostra Sede principale.

Lasciamo ai lettori il piacere di "saperne di più" semplicemente continuando a leggere ...


Il Crest di Militaria 1848-1945

Il Risorgimento fu il periodo della Storia d’Italia durante il quale la nazione italiana – stanziata in gran parte nella penisola italiana (o, più esattamente, a sud dello spartiacque alpino), nelle isole di Sardegna, Sicilia e negli arcipelaghi minori – conseguì la propria unità nazionale.
Il termine richiama l’idea di una resurrezione della nazione italiana attraverso la conquista dell’unità nazionale per lungo tempo perduta. Tuttavia, per quanto questa visione idealizzata del periodo sia, da talune interpretazioni moderne, riveduta in un concetto più ampio della situazione italiana ed internazionale e la stessa unificazione venga vista a volte più come un processo di espansione del regno di Sardegna che con processo collettivo, il termine è ormai accettato ed ha assunto valenza storica per questo periodo di storia d’Italia.
Ma la ragion d'essere del Risorgimento italiano stà soprattutto nel valore degli italiani, uomini e donne, che ha portato alla creazione di un grande Stato, libero da oppressioni e dal giogo dello straniero invasore.
Torino ed il Piemonte seppero ergersi a paladini della causa nazionale: i “bogia nen” avevano dimostrato di avere un temperamento caparbio, capace di affrontare le difficoltà con fermezza e determinazione.

La bandiera del Gruppo

Il Gruppo Storico "MILITARIA 1848-1945" è stato fondato a Torino nel 2009, da un'idea del Cap.alp.ris Carlo MARTINELLI - impegnato dal 1979 nel settore delle rievocazioni storiche - con l'aiuto di alcuni amici che con lui condividono l'amore per la Storia e per le tradizioni dell'Italia. Le origini del Gruppo Storico risalgono tuttavia al 2001 quando venne creato il Gruppo Storico "MILITARIA" con lo scopo di ricreare i reparti militari sorti nella Città di Torino.

Il Gruppo Storico "MILITARIA 1848-1945", composto esclusivamente da volontari, vuole in particolare rivalutare il ruolo svolto dalle componenti popolari, maschili e femminili, andando oltre la Storia scritta da Re, generali e politici, scendendo nella Storia scritta, giorno dopo giorno, da uomini e donne del popolo che, con indosso un'uniforme o a casa ad educare i figli ed a crescere una famiglia, affrontavano i cambiamenti che i venti di libertà e democrazia portavano in Italia.

Attualmente il Gruppo Storico "MILITARIA 1848-1945" è costituito dalle seguenti componenti:

Grande Guerra 1915-1918
Una fedele ricostruzione delle uniformi e della vita dei soldati italiani, dai militari delle varie armi, ai cappellani militari, alle crocerossine, alle portatrici carniche. Nel rispetto dei sacrifici e del sangue versato dai nostri nonni durante quel cruento conflitto, il nostro Gruppo ha deciso di ricostruire momenti di vita militare nelle trincee, forti militari o anche semplicemente nei rari momenti di riposo dagli orrori della guerra. Per la prima volta nella Storia d'Italia, gli italiani, dal nord al sud, furono uniti per un ideale comune, anche se il massimo tributo di sangue lo diedero le masse popolari. 

Alpini 1883
E' questo l'anno in cui vengono adottate le "fiamme verdi" con la stelletta, meglio note come mostrine, per identificare gli alpini, le stesse che i nostri alpini portano ancora oggi sul colletto. E' la famosa uniforme con la bombetta nera, indossata fino al 1909 quando venne adottato il cappello con la penna che vediamo indossato con orgoglio dai "veci" alpini nel corso delle loro adunate annuali. Con tale uniforme il nostro Gruppo Storico intende ricordare i primi battaglioni alpini costituiti nelle vallate del Piemonte, animando con le nostre rievocazioni i forti, vere e proprie "sentinelle di pietra" poste a baluardo delle nostre frontiere occidentali.

Bersaglieri 1861
E’ l’anno dell’Unità d’Italia e nell’imminenza della ricorrenza dei 150 anni dell’avvenimento, il Gruppo Storico ha voluto prendersi l’impegno di creare una componente militare per ricordare tutti i volontari che corsero in Piemonte per arruolarsi nell’Esercito dell’allora Regno di Sardegna e la scelta non poteva che indicare il Corpo dei Bersaglieri, i soldati che hanno partecipato a tutte le guerre del nostro Risorgimento; questa componente, resa ancora più attraente dalla presenza delle cantiniere di reggimento, ha già riscosso notevoli apprezzamenti e riconoscimenti nonostante il breve periodo di esistenza.

Dame e gentiluomini
Non solo militari, ma anche dame e gentiluomini con gli abiti del periodo risorgimentale animano il Gruppo Storico consentendo una più vasta gamma di rievocazioni storiche: lontani dai balli di corte e dallo sfarzo dei palazzi nobiliari, i nostri rievocatori raccontano la storia di una Torino in fermento per le nuove idee liberali, conscia della responsabilità di prima Capitale d'Italia e di simbolo dll'Unità nazionale.

Ricerca storica
Un gruppo di appassionati, dedica il suo tempo allo studio ed alla ricerca delle fonti storiche e dei documenti necessari ad effettuare sia la costruzione degli abiti e delle uniformi, sia alla ricostruzione della vita quotidiana delle varie componenti del Gruppo Storici: i risultati della ricerca vengono utilizzati anche all’esterno del Gruppo Storico per realizzare conferenze o per fornire consulenze in campo uniformologico.
 
Bibliografia
 

giovedì 3 marzo 2022

La mostra è finita...




Signore e Signori di tutte le età, Soci, Amici e conoscenti, Sponsor e Collezionisti afferenti, Supporters e simpatizzanti, Giornalisti, Scrittori ed Editori, Autorità tutte ... la mostra è finita!

Sono passati i titoli di coda ed i crediti ufficiali; abbiamo spento luci e riflettori ed abbiamo brindato a questa nostra "prima" con entusiasmo e soddisfazione.

E' stato un successo, perchè al di là dei numeri (abbiamo avuto una media di circa 50 visitatori nelle 3 ore di ognuna delle 8 domeniche apertura e nel giorno dell'inaugurazione) ci siamo resi conto che la gente ha voglia di cultura, di cose belle, di storie vere raccontate da curatori e da storici competenti che riescono a rendere semplici anche situazioni complesse ed intricate, immergendo ciò che il visitatore stà osservando in una realtà che solo chi possiede la forza del sapere e della conoscenza riesce a descrivere ... e si corre con la fantasia, magari cavalcando ricordi e leggende, citando nonni, bis-nonni, saggi e personaggi.

Vogliamo ringraziare anche tutti coloro che durante la visita ci hanno raccontato le loro storie sugli oggetti e gli argomenti della mostra, dimostrando un vivo e redivivo senso di appartenenza al territorio ed agli eventi che lo hanno attraversato.

Noi non crediamo nella fortuna dei principianti ma nel duro lavoro che con passione, entusiasmo ed umiltà, porta a raggiungere traguardi interessanti.

p.s. Questa era solo la prima, ma abbiamo già in mente qualcosa per il prossimo evento ... ci vedremo presto.

 

Grazie a tutti

 

Elisa, Nadia, Amedeo, Fabrizio e Paolo

sabato 12 febbraio 2022

Quel ramo della famiglia De Giacomi... Un "fil rouge" tra Borgofranco e Chiavenna

BIRRA LIVORNO




Manifesto della BIRRA LIVORNO - Si notino l'affinità grafica e l'impostazione dello stile
con un forte richiamo all'analogo manifesto della BIRRA BORGOFRANCO

Storia

Alla fine dell’800 in Italia, il mestiere di birraio era svolto da pochissimi imprenditori vista la dominante cultura vinicola. Ancora di più lo era in regioni come il Piemonte, patria di vini pregiati. Forse questo fu il motivo che indusse il giovane Giuseppe De Giacomi a trasferirsi a Livorno e rilevare, nel 1892, la vecchia Birreria Kieffer. A quella data si trattava di un piccolo laboratorio artigiano con annesso locale per il consumo posto nel quadrilatero formato dalla Via Mentana, Via de Lardarel, Via Sproni e Via Chiellini. Da qui ha inizio la storia della fabbrica di Birra De Giacomi che ebbe un grande sviluppo fino al 1939, anno in cui l’intero complesso fu acquisito dalla Società Birra Peroni. 
Per la produzione della birra si utilizzava l’acqua che si trovava in abbondanza proprio sotto lo stabilimento, canalizzandola direttamente dalla sorgente agli impianti produttivi. 
Gli anni della guerra si abbatterono sugli impianti in maniera devastante danneggiando gli edifici produttivi che furono ricostruiti e ampliati riprendendo la corsa produttiva fino a raggiungere i 70.000 ettolitri nel 1963. L’emergere di stabilimenti più all’avanguardia e l’ubicazione dell’impianto nel centro città unitamente all’impossibilità di poter ampliare le unità produttive determinò il lento declino della Birreria livornese, che chiuse i battenti nel 1979, lasciando un segno forte e indelebile nella storia e nella cultura della città.
Alla fine dell’800 in Italia, il mestiere di birraio era svolto da pochissimi imprenditori vista la dominante cultura vinicola. Ancora di più lo era in regioni come il Piemonte, patria di vini pregiati. Forse questo fu il motivo che indusse il giovane Giuseppe De Giacomi a trasferirsi a Livorno e rilevare, nel 1892, la vecchia Birreria Kieffer. A quella data si trattava di un piccolo laboratorio artigiano con annesso locale per il consumo posto nel quadrilatero formato dalla Via Mentana, Via de Lardarel, Via Sproni e Via Chiellini. Da qui ha inizio la storia della fabbrica di Birra De Giacomi che ebbe un grande sviluppo fino al 1939, anno in cui l’intero complesso fu acquisito dalla Società Birra Peroni. 
Per la produzione della birra si utilizzava l’acqua che si trovava in abbondanza proprio sotto lo stabilimento, canalizzandola direttamente dalla sorgente agli impianti produttivi. 
Gli anni della guerra si abbatterono sugli impianti in maniera devastante danneggiando gli edifici produttivi che furono ricostruiti e ampliati riprendendo la corsa produttiva fino a raggiungere i 70.000 ettolitri nel 1963. L’emergere di stabilimenti più all’avanguardia e l’ubicazione dell’impianto nel centro città unitamente all’impossibilità di poter ampliare le unità produttive determinò il lento declino della Birreria livornese, che chiuse i battenti nel 1979, lasciando un segno forte e indelebile nella storia e nella cultura della città.
Alla fine dell’800 in Italia, il mestiere di birraio era svolto da pochissimi imprenditori vista la dominante cultura vinicola. Ancora di più lo era in regioni come il Piemonte, patria di vini pregiati. Forse questo fu il motivo che indusse il giovane Giuseppe De Giacomi a trasferirsi a Livorno e rilevare, nel 1892, la vecchia Birreria Kieffer. A quella data si trattava di un piccolo laboratorio artigiano con annesso locale per il consumo posto nel quadrilatero formato dalla Via Mentana, Via de Lardarel, Via Sproni e Via Chiellini. Da qui ha inizio la storia della fabbrica di Birra De Giacomi che ebbe un grande sviluppo fino al 1939, anno in cui l’intero complesso fu acquisito dalla Società Birra Peroni.
Alla fine dell’800 in Italia, il mestiere di birraio era svolto da pochissimi imprenditori vista la dominante cultura vinicola. Ancora di più lo era in regioni come il Piemonte, patria di vini pregiati. Forse questo fu il motivo che indusse il giovane Giuseppe De Giacomi a trasferirsi a Livorno e rilevare, nel 1892, la vecchia Birreria Kieffer. A quella data si trattava di un piccolo laboratorio artigiano con annesso locale per il consumo posto nel quadrilatero formato dalla Via Mentana, Via de Lardarel, Via Sproni e Via Chiellini. Da qui ha inizio la storia della fabbrica di Birra De Giacomi che ebbe un grande sviluppo fino al 1939, anno in cui l’intero complesso fu acquisito dalla Società Birra Peroni.
Alla fine dell’800, in Italia, il mestiere di birraio era svolto da pochissimi imprenditori, soprattutto a causa della cultura vinicola. Ancor di più lo era in regioni come il Piemonte, patria di vini pregiati e blasonati, e forse questo fu il motivo che indusse il giovane Giuseppe De Giacomi a trasferirsi in toscana; nel 1893 la famiglia De Giacomi, stabilitasi a Chiavenna, rilevò dal tribunale fallimentare di Livorno un piccolo birrificio, creato a metà dell'Ottocento da Ottavio Guglielmo Kieffer. (Nel 1887 la birreria fondata da Ottavio Guglielmo era passata al figlio Emilio che insieme all'imprenditore Gino Del Moro avevano fondato la Società Kieffer-Del Moro). A quella data si trattava di un piccolo laboratorio artigiano con annesso locale per il consumo, situato nel quadrilatero formato da Via Mentana, Via de Lardarel, Via Sproni e Via Chiellini. La BIRRA LIVORNO, sulla scia della BIRRA di BORGOFRANCO, conquistò i toscani ed ebbe un rapido quanto proficuo sviluppo sia in Italia che all'estero. Per la produzione della birra si utilizzava l’acqua che si trovava in abbondanza proprio sotto lo stabilimento, canalizzandola direttamente dalla sorgente agli impianti produttivi. 

Tappo  e marchio originale BIRRA LIVORNO
 
Dopo l'acquisto del birrificio Kieffer, Giuseppe De Giacomi fece ampliare e modernizzare il processo produttivo, lanciando sul mercato nazionale il marchio BIRRA LIVORNO. Negli anni trenta del Novecento si raggiunse la produzione di 25.000 ettolitri e crebbe notevolmente  la presenza sul mercato internazionale grazie anche alla distribuzione nelle colonie dell'Africa Orientale Italiana.
Nel 1937 la Società Birra Peroni iniziò ad interessarsi alla
BIRRA LIVORNO, le cui quote di mercato erano in aumento soprattutto in Toscana e nel 1939 acquisì definitivamente l'impianto.
Fino al 1942 la produzione birraia non risentì degli eventi bellici ma il 10 aprile 1943, con decreto ministeriale (Atto n.49893 DECRETO MINISTERIALE 10/04/1943 DIVIETO DI VENDITA DELLA BIRRA), fu impedita d'autorità la vendita ai civili e la produzione fu dirottata verso le armate tedesche. 

Reparto imbottigliamento BIRRA LIVORNO
 
Fra maggio e giugno 1944 la fabbrica fu bombardata dagli Alleati e subì ingenti danni che determinarono il blocco della produzione, che ripartì soltanto nell'aprile del 1946 .
Nel 1979 cessò definitivamente la produzione della birra e rimase in funzione
solo l'impianto di confezionamento che nel 1984 fu chiuso insieme al reparto deposito e spedizione. 

Negli anni successivi, la storica fabbrica della birreria, ubicata nel cuore della Livorno ottocentesca, fu demolita per far posto ad un vasto complesso edilizio.

Nel 2010, a più di cento anni dalla nascita della
BIRRA LIVORNO, il proprietario della Birreria Artigianale Brunz di Empoli, dopo averne registrato il marchio, ripropone e promuove questa birra, commercializzata in bottiglia nella città e provincia di Livorno.

Nuovo Logo BIRRA LIVORNO

n.d.r.  da Il Tirreno, Empoli, 20 maggio 2010
 
... Fu prodotta per l'ultima volta nel 1937, quando lo stabilimento livornese dei fratelli De Giacomi venne rilevato dalla Peroni. Oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, torna sul mercato la "BIRRA LIVORNO" prodotta da Bruno Bianucci, della birreria artigianale "Brunz" di piazza Guerra, a Empoli. Bianucci ha rilevato il marchio ormai libero diventandone proprietario.

«La riproduzione del marchio - sottolinea Bianucci - vuole essere un omaggio alla città di Livorno e a tutta la Toscana». La "
BIRRA LIVORNO" fu prodotta per la prima volta nel 1891 dalla birreria livornese "F.lli De Giacomi", divenuta la seconda esportatrice in Italia prima della chiusura nel 1937. Adesso, grazie a Bianucci, la storica birra ritorna in auge e già da oggi si potrà trovare sui tavoli di alcuni ristoranti, pub e bar di Livorno. Al momento è racchiusa in bottiglie da 75cc, a partire da ottobre verrà imbottigliata anche nel formato 33cc.

«Dopo un'attenta ricerca - spiega Bianucci - sono venuto a conoscenza che il marchio era ormai libero. Ho deciso allora di
acquistarlo per riproporlo e promuoverlo. La birra è destinata, per ora, solo a locali di Livorno». È una birra artigianale ad alta fermentazione. Bianucci la produce in due versioni: bionda e amaranto con gradazione alcolica di cinque gradi per entrambe.
La creazione di questa birra pregiata è parte di un procedimento lungo e paziente;  occorre almeno un mese di fermentazione e quando si parla di scadenza si può stare tranquilli almeno per un anno. Bianucci ci racconta la sua decisione di ricreare una birra italiana storica, mentre i corrieri sono già pronti per riportarla, dopo 73 anni di lontananza, a Livorno.

 
Bibliografia
Claudio Norfini, Storia della birra a Livorno, 2011 ISBN n.d..
AA.VV., Peroni a Livorno, Edizioni Itinera, 2005, ISBN 88-89842-06-7 
Il Tirreno - edizione di Empoli del 20 maggio 2010



domenica 6 febbraio 2022

Borgofranco: un toponimo diventa marchio per acqua e birra

 Alla mostra “Dalla Belle Epoque alle trincee” l’analisi dei documenti pubblicitari e di comunicazione di inizio Novecento

L’esposizione di bellissimi manifesti pubblicitari e di materiali di comunicazione della Fabbrica della birra De Giacomi e dello Stabilimento idroterapico ha permesso di dedicare un capitolo della mostra alla nascita di un marchio: BORGOFRANCO. Il toponimo fu scelto infatti dai De Giacomi, titolari di entrambe le iniziative industriali, come marchio commerciale ben conosciuto e diffuso dalla fine dell’Ottocento fino agli anni Settanta del Novecento.
In mostra si possono ammirare le eleganti carte da lettera e fatture intestate che sfoggiano dapprima raffinati stampati in corsivo per poi arrivare a affascinanti font liberty nei primi decenni del ‘900. 
 
All’Esposizione Internazionale del 1911 a Torino alla birra BORGOFRANCO venne assegnato un “Grande diploma d’onore” per le caratteristiche encomiabili della bevanda. I De Giacomi non mancarono di utilizzare tale riconoscimento in una messe di materiali promozionali, prima fra tutti la bellissima affiche in cui una bella e gioiosa cameriera offre i boccali della bevanda spumeggiante mentre un elegante cliente sta già assaporandone un bicchiere. Il grande diploma d’onore viene ricordato poi nelle targhe pubblicitarie in metallo e soprattutto nella carta intestata. La scritta BORGOFRANCO, a pieno titolo già diventata marchio, compare in un bel font liberty e tornerà ripetutamente in tutta la comunicazione anche quando i De Giacomi inizieranno la promozione dello stabilimento idroterapico e delle sue pregiate acque arsenicali.

La promozione dello stabilimento idroterapico si svolgerà sotto la più attenta analisi chimica delle acque svolta da vari studiosi tra i quali il Prof. Piero Giacosa che la definirà “il tipo più perfetto delle acque arsenicali”. Gli opuscoli pubblicati e visibili in mostra, toccano tanto il tema dell’analisi scientifica, quanto la varietà ed unicità dei trattamenti praticati nella struttura senza dimenticare la promozione turistica del territorio nel proporre “Passeggiate ed escursioni”. Lo fanno con pubblicazioni di grande eleganza che utilizzano font e decori tipici del liberty. Un’accattivante affiche fu realizzata per promuovere la nuova località termale, luogo dove favorire la “perfetta salute”. Neanche a dirlo, si parla della nuova acqua BORGOFRANCO.
 
Dall’acqua alle bibite il passo sarà breve: aranciata e cedro-menta “in acqua Borgofranco” saranno un fiore all’occhiello fin dagli anni Trenta, pubblicizzate con cartellonistica metallica, litografie, insegne e più avanti specchiere da bar, posacenere, matite ed altro materiale di merchandising.
Iconico oggetto destinato a rappresentarne il contenuto furono le bottiglie, sia le bottiglie dell’acqua con l’immortale etichetta, su cui l’elegante edificio termale è rappresentato e che si fanno riconoscere in modo univoco per la forma del collo, sia le bottigliette mono-porzione (un’innovazione del primo dopoguerra) realizzate con vetro serigrafato e pensato per rendere l’effetto rugoso della buccia degli agrumi e restituire un’emozione anche tattile.
 

Manifesti, foto d’epoca, bottiglie, insegne, materiale di comunicazione ed un vero angolo di birreria ammobiliato con gli sgabelli ed il tavolino in metallo dello stand De Giacomi all’esposizione Universale di Torino 1911 vi aspettano a Borgofranco, Palazzo Marini con la mostra “Dalla Belle Epoque alle trincee” fino al 28 febbraio.

Nadia Bontempo

venerdì 4 febbraio 2022

La “Belle Epoque” lanciò in Europa il primo movimento ecosostenibile con le funicolari

La “Belle Epoque” lanciò in Europa il primo movimento ecosostenibile con le funicolari
L’ardito progetto “Borgofranco - Andrate” del 1909 di Modesto Gillio non venne mai realizzato

Andrate


La funicolare è una modalità di trasporto terrestre “a guida vincolata”, appartenente alla categoria del trasporto a fune, solitamente in regime di servizio o trasporto pubblico.
Le caratteristiche distintive sono l’utilizzo di una fune come organo di trazione e il movimento su una o più vie di corsa costituite da classici binari oppure da speciali guide, metalliche o di altri materiali. In queste ultime realizzazioni possono venire impiegate ruote gommate.
Questi impianti vengono generalmente realizzati allo scopo di superare sensibili dislivelli – soprattutto in ambiti montuosi – ma esistono numerosi esempi, in particolare in tempi recenti, a sviluppo pianeggiante o misto. La funicolare non va confusa con la ferrovia a cremagliera la quale, pur circolando su binario, presenta un principio di funzionamento radicalmente diverso, come l’attuale Sassi–Superga:

Trenino a cremagliera della Sassi-Superga
 
nata nel 1884 come funicolare a vapore sistema Agudio, nel 1934 venne trasformata nell’allora ormai consolidata tecnologia a cremagliera che dura ancora oggi: la ferrovia a cremagliera, un sistema di trazione ferroviaria impiegato quando l’elevata pendenza del binario rende necessario ricorrere a sistemi che aumentino l’aderenza dei mezzi destinati a trainare i treni (locomotive o automotrici) o sia necessario garantire la sicurezza della frenatura o della fermata in linea dei treni.
Si basa sull’impiego di una rotaia dentata (detta anche cremagliera) collocata parallelamente al binario, normalmente al centro fra le rotaie ma talvolta anche fuori asse. I veicoli sono dotati di una o più ruote dentate (anche pignone) collegate ai meccanismi di trazione oppure a un sistema di frenatura. I convogli possono così muoversi indipendentemente dall’inclinazione del tracciato.
 
Le funicolari esistenti in Piemonte oggi sono quelle di Biella-Piazzo, realizzata nel 1885; Mondovì Piazza–Mondovì Breo,   realizzata nel 1886 e re-inaugurata nel 2006 dopo essere stata chiusa dal 1975. Invece non esiste più a Torino, la Corso Casale–Monte dei Cappuccini, abbandonata dopo un bombardamento alleato nel 1942.
 
Funicolare Biella-Piazzo
 
Vecchia carrozza della Funicolare Mondovì-Breo

Nuova e modernissima cabina della Funicolare Mondovì-Breo

In Valle d’Aosta invece abbiamo due funicolari, una limitata al servizio sciistico che è la Funicolare del Monte Rosa in località Frachey, nel comune di Ayas e l’altra di Saint-Vincent che collega il centro abitato omonimo con lo stabilimento termale “Fons Salutis” che fu inaugurata nel 1900.

Funicolare del Monte Rosa


Ingresso della Funicolare a Saint Vincent

In Canavese la funicolare rimase allo stato di progetto che è tornato alla luce grazie all’Associazione “Mario Clemente” per Ricerche di Storia e Cultura Locale, apparso nel loro bollettino annuale 2021, dal titolo: “Borgofranco, figure e momenti del passato” della collana “Quaderni di storia e cultura locale VII”. La documentazione è stata preservata dall’oblio da Silvano Regruto Tomalino di Chiaverano che ha permesso la pubblicazione.
L’idea della funicolare venne a persone di Andrate e quando fu propugnato il progetto nell’ottobre del 1909, non esisteva ancora la strada carrozzabile Borgofranco-Nomaglio-Andrate (SP 72 e SP 73) perché fu realizzata soltanto nel 1918. Il progetto venne redatto dall’elettrotecnico di Andrate Modesto Gillio che avviò la pratica presso il Ministero dei Lavori Pubblici per ottenere il Decreto di concessione.
 

Il medesimo era stato depositato, a norma dell’art. 129 del Codice di commercio presso il Tribunale di Ivrea. Era così sorto un comitato promotore per realizzare l’impresa. La situazione stradale di Andrate all’epoca era critica: collegata a Mongrando (12 km), da qui si poteva raggiungere Biella con la ferrovia a scartamento ridotto, prima a vapore e poi elettrificata nel 1922 e che sarebbe rimasta in esercizio fino al 1951 quando fu smantellata insieme alla ferrovia Biella-Oropa.
 


Peggiore la situazione sul fronte canavesano: "3 chilometri di mulattiera per raggiungere Borgofranco e di qui la ferrovia Chivasso–Aosta, mulattiera che non può percorrersi se non faticosamente a piedi o a dorso di mulo, con gravi ostacoli nel movimento dei passeggeri e tale onere sul costo di trasporto dei prodotti d’importazione, che sono moltissimi: dai materiali di costruzione fino alle derrate alimentari, avendo la regione scarse risorse, da rendere eccessivamente care le comodità più comuni della vita e da paralizzare completamente qualunque sviluppo edilizio e industriale”.
Molti i benefici previsti: Andrate sarebbe diventata una Stazione Climatica Alpina, meta ideale per il turismo del benessere, che faceva il paio con le rinomate acque minerali di Borgofranco con il suo Stabilimento Idroterapico, gli hotel collegati e il Birrificio De Giacomi. Inoltre la funicolare avrebbe costituito il collegamento tra Valle d’Aosta, Val Chiusella e alto Biellese.
Il dislivello di 594 metri prevedeva un tracciato di oltre 10 km, ma scegliendo la trazione funicolare, poteva essere colmato con un tracciato di soli 2 km. La motrice fissa sarebbe stata installata nella stazione di Andrate. Causa dirupi e avvallamenti la linea sarebbe sorta più a levante del tracciato diretto Borgofranco-Andrate e la stazione sarebbe sorta in frazione Biò in regione Corsano, mentre ad Andrate, spostata di 700 metri dal capoluogo verso Sala Biellese, risultando comodissima a Donato e ai paesi della Valle dell’Elvo.
La funicolare avrebbe avuto uno sviluppo orizzontale di 1309 metri, partiva dai 292 m. slm. di Corsano (Biò) per arrivare ai 764 di Andrate percorrendo un dislivello di 472 metri con una pendenza variabile: dal 23% minima al 59% di massima pendenza. Lo scambio intermedio avrebbe avuto una larghezza di 6,50 metri contro i 3 dell’intero corpo stradale a binario semplice, quest’ultimo di un metro di scartamento, realizzato con rotaie Vignoles e traversine di castagno.
 

La Stazione di Borgofranco doveva comprendere: “un fabbricato viaggiatori in stile barocco moderno con decorazioni in cemento e in ferro, formato da due corpi: l’anteriore con comunicazioni col piazzale per mezzo di tre grandi porte e di una gradinata destinata a sala d’aspetto, a vendita dei biglietti e buffet; il posteriore inclinato con binario per l’ingresso della vettura e due gradinate a ripiani ai lati, destinate l’una all’entrata, l’altra all’uscita dei viaggiatori dalle vetture. Un piano caricatore collegato al piazzale con apposita strada, destinato al caricamento delle merci”.
Molto simile il progetto della stazione di Andrate, con l’unica differenza sostanziale, quella di un vasto locale sotterraneo per ospitare il motore che muoveva la fune di traino e un secondo binario che portava alla rimessa delle carrozze.
Il motore creava il movimento della fune mediante una grande puleggia sul cui asse vi erano i tamburi dei freni elettrici e a mano. Il motore aveva bisogno di una tensione elettrica di 500 Volts e di un’apposita cabina di trasformazione.
Un quadro portava tutti gli strumenti di misura elettrica, una leva d’avviamento e una leva d’inversione di marcia, una leva per il freno elettrico e un volante per il freno manuale, un tasto per i segnali, un apparecchio ripetitore delle posizioni delle vetture, il tutto raggruppato in un centro comando. Un regolatore a forza centrifuga interveniva sul freno oltre una certo limite di velocità. Il manovratore in carrozza azionava un pedale quando entrava in stazione per togliere la corrente al motore e l’intervento del freno elettrico per arrestare le vetture a fine corsa. Le carrozze previste erano per i viaggiatori e per il trasporto merci. La corsa durava 23 minuti e il potenziale orario previsto era di 62 passeggeri e 680 kg di bagagli in salita e altrettanti in discesa, ovvero una massa complessiva trasportabile di 7.200 kg. Un collegamento elettrico permetteva il contatto segnaletico continuo tra le due stazioni e le carrozze in viaggio.
Il progetto esponeva poi il piano finanziario: 200 giorni in inverno con popolazione locale e 100 giorni estivi a cui si sommavano i forestieri, 50 festivi con l’arrivo dei gitanti con 15 giorni di sospensione per imprevisti teorici. Il biglietto sarebbe costato 70 centesimi la salita e 50 la discesa, il biglietto A/R, 1 Lira. La tariffa bagagli di una Lira/quintale in salita e 60 centesimi in discesa e le merci 5 Lire a tonnellata in salita e 3 in discesa.
Questo regime d’incassi avrebbe garantito un utile annuo del 5,94 % sul capitale, quello cioè necessario alla costruzione dell’impianto, pari a 200.000 Lire. Tra i vari costitutori del comitato e i sottoscrittori dello statuto della “Società Anonima Funicolare Borgofranco – Andrate” figuravano, oltre all’ideatore, l’elettrotecnico Modesto Gillio, Vittorio Modina, sindaco di Andrate, l’ingegner Camillo Perron, deputato al Parlamento, Giacomo Saudino, avvocato e consigliere provinciale, l’avvocato e sindaco di Ivrea Giovanni de Jordanis, il sindaco di Borgofranco Germano Balmino, Vittorio Montaldi, agente consolare d’Italia in Inghilterra, Luigi Rabogliatti presidente della confederazione commercianti d’Ivrea, l’ingegner Carlo Guaschino, Oreste Garda, l’avvocato Egidio De Giacomi, Giovanni Ferrando, il banchiere Filippo Deangelis, l’ingegner Giuseppe Borello e il geometra Antonio Delapierre. Il capitale di 200.000 Lire sarebbe stato diviso in 2000 azioni da cento Lire cadauna. Il 18 ottobre 1909 tutti firmarono davanti al notaio Roscio di Borgofranco d’Ivrea.

Ma la funicolare non venne mai costruita.

Fabrizio Dassano - pubblicato su "Il Risveglio popolare" del 3 febbraio 2022

venerdì 14 gennaio 2022

Anna, medico ufficiale che viene dal passato

 

Da sinistra: Laura Comandù, Carlo Martinelli e Ada Uberti, rievocatori del Gruppo Storico Militaria 1948-1945 e Soci Onorari di Canapisium

Anna Saffiotti è al centro del gruppo
 

La rievocatrice del gruppo storico militare Laura Comandù ne ha indossato la divisa ricostruita attraverso vecchie foto

Borgofranco di Ivrea, 8 gennaio 2022

È una rievocatrice del gruppo storico torinese Militaria 1848-1918, Laura Comandù, intervenuta, lo scorso sabato 8, all'inaugurazione della mostra Dalla Belle Epoque alle trincee, visitabile al Palazzo Marini, a Borgofranco, fino al 27 febbraio, tutte le domeniche pomeriggio, dalle 15 alle 18. Lo ha fatto, indosso la divisa da ufficiale medico donna nella Grande guerra, insieme a Carlo Martinelli, presidente del gruppo, in divisa da maggiore degli alpini, e ad Alda Uberti, nell'abito da portatrice carnica, tutt'e tre volontari di Militaria le cui attività sono rivolte a ricerca, studio e valorizzazione del patrimonio storico culturale, nonché alla partecipazione a rievocazioni storiche e a cerimonie di carattere militare. Già intervenuti, nel dicembre scorso, a Castelnuovo Nigra, alla conferenza Il lutto e la memoria, organizzata da Canapisium, sono stati molto apprezzati, anche per la competenza e l'affabilità, dai visitatori che si sono incuriositi, in particolare, per la divisa indossata dalla signora Comandù che ha volentieri evocato la donna da una antica fotografia della quale, anni fa, ha tratto ispirazione per farla confezionare. «Si tratta di Anna Dado Saffiotti - spiega - una donna medico arruolata come ufficiale durante la I guerra mondiale, nata nel 1890, a Mazara del Vallo dove morì nel 1982, dopo aver svolto, dal 1920 al 1964, il ruolo di ufficiale sanitario per il Comune, fungendo, all'occorrenza, da medico condotto e da veterinario e avendo tra le sue mansioni anche quella di Medico di Porto, con il compito di verificare lo stato igienico delle navi. Conseguita la laurea in medicina, il 5 aprile 1916, all'Università di Palermo, essendo stato accolto il suo ricorso per venire ammessa alla sessione anticipata a causa della guerra pur "non essendo uomo pronto per andare al fronte", si mise immediatamente a disposizione della Croce rossa. Il 29 aprile 1916 fu iscritta, con il numero 40 di matricola, nel Ruolo speciale del Personale direttivo della Croce rossa nella qualità di "medico assistente pel servizio degli ospedali territoriali"». Una disponibilità per la quale riceverà varie onorificenze quali la medaglia istituita a ricordo della guerra 1914/1918, la medaglia a Ricordo della Guerra europea e, più recentemente, negli anni '70, la Croce di Cavaliere di Vittorio Veneto. Furono 45 in tutto le donne, medici e farmaciste, arruolate come Ufficiali nella Croce Rossa e nella Sanità militare nel primo '900, che prestarono servizio, ordinate da sottotenente a capitano, distinte dalla particolarità per l'epoca di portare una divisa identica a quella maschile, ma con la gonna. La loro figura scomparve dopo la Grande Guerra, ma non il loro lavoro svolto con la massima abnegazione, sul quale, qualche anno fa Elena Branca accese i riflettori con il suo libro "Dottoresse al fronte? La Cri e le donne medico nella Grande guerra. Anna Dado Saffiotti e le altre". Nel volume, tra l'altro, è ricordata anche una donna medico eporediese, la dottoressa Matilde Bonnet, figlia di un pastore valdese e laureatasi in Medicina a Torino, nel 1904, che fu in servizio all'ospedale di Ivrea, in quegli anni di inizio secolo.

Franco Farnè - da La Sentinella del Canavese del 14/01/2022, pag. 31


venerdì 7 gennaio 2022

Dalla Belle Epoque alle Trincee - La nuova mostra di Canapisium apre i battenti il 9 gennaio 2022



Aprirà i battenti il 9 gennaio 2022 la nuova mostra da titolo

a cura di Elisa Benedetto, Nadia Bontempo
Amedeo Dagna, Fabrizio Dassano e Paolo Paulisic

Allestita nella suggestiva atmosfera dello storico Palazzo Marini di Borgofranco d'Ivrea trasporterà i visitatori in un interessante viaggio nella industrializzazione a Borgofranco dal 1862 alla Grande Guerra.

La partecipazione all’evento è gratuita

ma Vi ricordiamo che la nostra Associazione (non a scopo di lucro) si basa - oltre che sull’auto finanziamento da parte dei Soci Fondatori - su Donazioni, Sponsorizzazioni e Tesseramenti per i quali potete rivolgerVi al nostro personale presente all’evento.

L'inaugurazione si terrà il giorno 8 gennaio 2022 alle ore 17:00 nella sala di rappresentanza di Palazzo Marini, in osservanza delle vigenti normative COVID19. Green Pass e prenotazione obbligatoria.

Per accreditamento stampa il giorno dell'inaugurazione scrivere a
eventi@canapisium.org
 
Per ulteriori informazioni sugli eventi legati alla mostra, le prenotazioni e le visite scolastiche infrasettimanali, scrivere a eventi@canapisium.org o inviare messaggio whatsapp al numero +39 351 9098098.
 

dal 9 gennaio 2022 al 27 febbraio 2022
tutte le domeniche pomeriggio, dalle 15:00 alle 18:00
ingresso con Green Pass obbligatorio

 
 

Si ringraziano per il supporto e la collaborazione:
 
Comune di Borgofranco - Assessorato alla Cultura - Patrocinio gratuito
Associazione Mario Clemente - Documentazione e ricerche storiche
Gruppo Storico Militaria 1848-1945 - Rievocatori in Uniformi Storiche WWI
Associazione Nazionale Sanità Militare Italiana - Materiale espositivo
Enrico &  Marco Gillio Tos - Materiale espositivo
Giuliana Tozzi & Roberto Noli - Materiale espositivo
Daniela Balma - Materiale espositivo
Dario Zara - Materiali ed opere espositive
Patrizia Vittonatti - Proprietaria Stabilimento Idroterapico
AREA59 Engineering & Research - Sponsor

 
 
Silvia Brusa Trompetto - Borgofranco d’Ivrea e il suo patrimonio storico-architettonico - Ricerche, progetti, interventi di conservazione,  a cura del Comune di Borgofranco d’Ivrea, Settembre 2002 ● Marco Cima, Per una storia dell’industria nell’Alto Canavese, in Bollettino n. 8 del 1982, S.A.S.A.C. ● Dino Garino, I prodromi industriali del Canavese tra l’800 e il ‘900, in Bollettino n. 18 del 1992, S.A.S.A.C. ● Rosita Negro Frer, Acque e loisir: il restauro di un luogo termale ai margini della Serra d’Ivrea, tesi di laurea, Settembre 2014 ● Michele Righino, 1915-1918 – La Cheddite – La fabbrica delle bombe a Borgofranco, Associazione Mario Clemente, Borgofranco d'Ivrea 2015 ● Filippo Castellano e Bruno Marcuzzo, I bombardieri del Re, Gaspari, Udine 2005 ● Martin Pollak, Topografia della memoria, Un ammonimento impressionante contro la rimozione e l’oblio,  Keller, Rovereto 2021 ● Barbara Bracco, La Patria ferita. I corpi dei soldati italiani e la Grande Guerra, Giunti, Firenze 2012 ● Bruna Bertolo, Donne nella Prima Guerra Mondiale, Susalibri, S. Ambrogio di Torino 2015 ● AA.VV, introduzione di Dacia Maraini, Donne nella Grande Guerra, Il Mulino, Bologna 2014 ● Vera Brittain, Generazione perduta, Giunti, Firenze 2015

giovedì 6 gennaio 2022

MA COSA C'ENTRA LA BEFANA?

 


L'arrivo dei Magi, che non erano Re, che non è detto fossero tre e che seguissero una cometa;
Il Battesimo di Cristo nel mondo ortodosso;
La Befana che porta i doni ai bambini volando su una scopa;

La Dodicesima Notte di Shakespeare: ecco cosa si festeggia il 6 gennaio, giorno dell'Epifania, in Italia e nel mondo, tra le curiosità, le tradizioni e gli eventi della ricorrenza che tutte le feste porta via ...
I Re Magi e la Befana. L’adorazione di Gesù, l’oro, l’incenso e la mirra, ma anche i dolci nelle calze portati ai bambini dalla vecchina vestita di stracci volando su una scopa. Cosa si festeggia esattamente il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, in Italia? Cosa hanno in comune le due storie? E nel resto del mondo? Scopriamo il significato, le curiosità, le tradizioni e cosa succede in questa giornata di festa in Italia e nel mondo.
Epifania: significato e cosa si festeggia nella tradizione cristiana L’Epifania è una ricorrenza cristiana, arriva 12 giorni dopo il Natale e mette fine alle feste dell'inverno.
Non in tutto il mondo l’Epifania è il 6 gennaio: per molte chiese ortodosse, che seguono il calendario giuliano, cade il 19 gennaio (e il Natale è il 7 gennaio).
Nella tradizione cristiana l'Epifania è la festa della rivelazione di Gesù come Dio. La parola stessa Epifania in greco significa "apparizione" ed è una parola da sempre collegata alla manifestazione di una divinità. Ma se la Chiesa cattolica associa l’Epifania alla nascita di Gesù e all’adorazione dei Magi arrivati da Oriente con i loro doni a rendere omaggio al bambino Gesù, figlio di Dio, per gran parte del mondo ortodosso la festività ricorda il battesimo di Gesù nel Giordano.

Epifania: chi sono i Magi

Non erano Re, ma Magi, ovvero uomini saggi che interpretavano i sogni e studiavano gli astri. Non è certo che fossero in tre, né che seguissero una cometa. I personaggi che il 6 gennaio portano i doni a Gesù Bambino sono avvolti dal mistero e dalla leggenda.
Di loro si racconta solo nel Vangelo di Matteo, testo che nei secoli è stato arricchito da una lunga e variegata tradizione.
Nel Vangelo non si fa riferimento al numero dei Magi, né ai loro nomi, Melchiorre, Baldassare e Gaspare. Mentre si citano i doni. L'oro, simbolo di regalità, l’incenso, riferimento alla divinità, e la
mirra, resina aromatica utilizzata nell’antico Egitto per le imbalsamazioni, presagio del sacrificio di Gesù sulla Croce.
Anche la cometa sarebbe il frutto della tradizione: nel Vangelo di Matteo si parla genericamente di una stella. Quanto al nome Magi, ecco cosa si legge su treccani.it: "Il termine Magi indicava i sacerdoti persiani dello zoroastrismo, religione preislamica largamente diffusa nell’Asia centrale, a cui tarde tradizioni greche attribuirono doti di astrologi e indovini".
Epifania: chi è la Befana e cosa c’entra con i Magi Il nome befana è una storpiatura del termine Epifania, ma la figura della vecchina "che vien di notte con le scarpe tutte rotte" appartiene a tutt’altra tradizione. Si tratta di una figura popolare tipicamente italiana, poco conosciuta nel resto del mondo, che affonda le sue radici nei riti propiziatori pagani legati al solstizio d’inverno e al raccolto dell'anno nuovo.
Esiste però una leggenda che lega la Befana ai Magi: diretti a Betlemme, i Magi avrebbero chiesto informazioni a un’anziana, incontrata lungo la strada. La donna, che si rifiutò di seguirli, si pentì poi della decisione presa. Partì quindi con un cestino di dolci e, fermandosi a bussare a ogni porta in cerca di Gesù regalandoli ad ogni bambino che incontrò.
Da allora la Befana girerebbe il mondo, regalando dolci a chi è stato buono, o carbone a chi no, infilando i doni nelle calze vicino al camino o appese per la casa. 

Nemo

sabato 18 settembre 2021

Dalla finestra della nostra Sede vedo ...... Concerto della Filarmonica Borgofranco - festa di San Maurizio, Santo Patrono di Borgofranco d'Ivrea

Dalla finestra della nostra Sede vedo ......

Concerto della Filarmonica Borgofranco

festa di San Maurizio, Santo Patrono di Borgofranco d'Ivrea

In occasione della festività di San Maurizio 2021, si è tenuto ieri sera, nella splendida cornice del giardino di Palazzo Marini il concerto che segna la ripresa della stagione musicale della Filarmonica Borgofranco dopo il Covid.
Il maestro Alberto Fornero ha presentato al numeroso pubblico presente nel cortile di Palazzo Marini un repertorio nuovo, che caratterizzerà la banda musicale di Borgofranco.
Noi non potevamo di certo mancare e ci siamo gustati il concerto dalla posizione privilegiata del balcone della nostra Sede, al 1° piano di Palazzo Marini ...


 



 





 
 









 

Un pò di storia della Filarmonica di Borgofranco

La banda musicale di Borgofranco d'Ivrea, viene costituita il 25/11/1899, con delibera del consiglio comunale su proposta dell'allora sindaco Luigi De Giacomi, inizia la sua attività nel febbraio del 1900 sotto la guida del M° Giovanni Guindani.
Con lo scoppio della Grande Guerra per la banda inizia una fase di declino, che si conclude con lo scioglimento della stessa nel 1921
Il 1945 vede la ricostituzione della filarmonica, con la direzione affidata al M° Gillio Bartolomeo (Metu) di Andrate, che però dopo poco tempo per motivi di lavoro cede la bacchetta a Oreste Castello di Quassolo. Alla sua morte, la guida della banda musicale viene affidata per breve tempo a Giulio Guindani (figlio del compianto Giovanni) , al quale subentra il M° Fernando Ferrando che la dirige fino a quando non si stabilisce a Borgofranco il Maestro Lorenzo Franchino.
Con la scomparsa di quest'ultimo la direzione passa a Silvano Sonza Suonatore di clarinetto, e grande appassionato di musica, il M° Sonza compie i primi studi musicali dai Padri Salesiani con il M° Lamberto.
Sempre alla ricerca di una preparazione artistica che gli permetta di ricoprire degnamente il ruolo affidatogli, si iscrive ai corsi di armonia del M° Canzano.
Grande influenza ha l'incontro con Il M° Fulvio Vernizzi, già direttore delle orchestre sinfoniche della RAI di Torino e Milano, che ha voluto accostare le bande musicali alla musica dotta del pianoforte e della grande orchestra.
Sotto la guida del M° Vernizzi, Silvano Sonza , frequenta i corsi di specializzazione per banda al conservatorio di Torino con ottimi risultati.
Negli anni '70, inizia un processo di modernizzazione della banda musicale, con l'avvio della scuola di musica per giovani allievi, e l'istituzione dei "Corsi di Orientamento Musicale" patrocinati dalla Regione Piemonte.
La banda musicale,dal 1970, è gemellata con la Musique d'Embrun (Hautes Alpes) e dal 1986 con la Stadmusik di Zell I. W. Germania.
Il repertorio della filarmonica è molto vario ed originale grazie alla disponibilità, peraltro inconsueta, di strumenti quali il Pianoforte e lo Xilofono, e del canto solista.
Nell'anno 2012 sono stati organizzati i festeggiamenti in onore del Maestro Silvano Sonza per il compimento dei 50 anni alla guida della filarmonica.
Dal 2016 al 2019 la Filarmonica è stata diretta da Claudia Favaro che già all'età di 9 anni era presente in questa banda in qualità di clarinettista.
Da allora ha sempre collaborato prima come strumentista ed poi come compositrice..
Claudia si è diplomata in “strumentazione per banda” al Conservatorio” E.F. Dall’abaco” di Verona.
Una gran passione per la musica che ha fruttato diversi riconoscimenti in concorsi di composizione sia corale che strumentale, nazionali ed internazionali.
A partire da Gennaio 2020 la Filarmonica è diretta dal Maestro Alberto Fornero.