sabato 5 febbraio 2022

I primi giochi olimpici invernali

 

I primi giochi olimpici invernali

Quando Parigi fu scelta per ospitare i giochi olimpici del 1924, il comitato olimpico internazionale decise di organizzare a Chamonix, ai piedi del monte Bianco, una settimana internazionale degli sport invernali, che sarebbe diventata la prima edizione dei giochi invernali della storia


Inaugurazione entusiasta
Foto: IOC

Inaugurazione entusiasta

I giochi di Chamonix, svoltisi tra il 25 gennaio e il 5 febbraio 1924, videro la partecipazione di 258 atleti impegnati in sedici gare sportive. La cerimonia di apertura si svolse la mattina del 25 gennaio. In un clima gelato e sotto un sole radioso, centinaia di sportivi di sedici nazioni sfilarono per le strade del paese accolti con entusiasmo dalle migliaia di abitanti della zona che assistettero all’inaugurazione.
Nell’immagine, un momento della sfilata della squadra britannica.


Il fiore all'occhiello
Foto: Associated Press

Il fiore all'occhiello

Nei giorni precedenti le piogge e le alte temperature avevano messo a rischio la celebrazione dell’evento. L’installazione più emblematica, la pista di ghiaccio costruita per le gare di pattinaggio artistico e di velocità, si era progressivamente trasformata in un pantano. Per fortuna l’abbassamento delle temperature la fece ghiacciare nuovamente, con grande sollievo generale, permettendo il regolare svolgimento di tutte le competizioni: la corsa sui pattini, il pattinaggio artistico e le partite di hockey.


Popolarità in ascesa
Foto: Rue des Archives / Cordon Press

Popolarità in ascesa

Quasi tutti gli sport considerati invernali hanno origine scandinava, come lo sci, inventato per muoversi sulla neve e il ghiaccio in modo rapido e sicuro. Alla fine del XIX secolo lo sci divenne popolare in tutta Europa e si cominciarono a organizzare delle competizioni sportive, come questa femminile organizzata a Chamonix nel 1908.


La febbre del pattinaggio
Foto: Associated Press

La febbre del pattinaggio

Pure il pattinaggio su ghiaccio ha un’origine nordica precedente alla nostra era, anche se le scarpe provviste di lame metalliche si diffusero nei Paesi Bassi nel Medioevo. Negli anni sessanta dell’ottocento, all’auge della moda del pattinaggio su ghiaccio, uno statunitense stabilì le prime regole del pattinaggio artistico o di figura. Lo sport si diffuse in America settentrionale e in Europa raggiungendo una gran popolarità, come mostra l’immagine sopra queste righe, nella quale vari gruppi di persone pattinano sul ghiaccio al Central Park nel 1893.


Sport invernali, giochi estivi
Foto: IOC

Sport invernali, giochi estivi

Fino al 1924 tutti gli sport considerati invernali avevano avuto un piccolo spazio riservato durante i giochi estivi. Nel 1908 il pattinaggio artistico fu introdotto come disciplina olimpica nell’edizione londinese e, dopo essere stato eliminato dal programma nel 1912, rientrò nella competizione nel 1920 – dopo la parentesi della Prima guerra mondiale – ad Anversa, dove fu aggiunta anche la gara di hockey su ghiaccio.
L’immagine mostra una coppia di concorrenti ad Anversa 1920.


Il primo campione
Foto: Pubblico dominio

Il primo campione

Il primo campione olimpico della storia dei giochi invernali fu il nordamericano Charles Jewtraw, vincitore della medaglia d’oro nella prova dei cinquecento metri di pattinaggio di velocità su ghiaccio. Jewtraw non era considerato un favorito, ma sorprese tuti fermando il cronometro a 44’00 secondi.
In questa immagine, Jewtraw si prepara a partire in una prova di cento iarde (novantuno metri) nel 1921, dove ottenne il record nazionale.


Il pattinatore più veloce
Foto: Pubblico dominio

Il pattinatore più veloce

Il gran favorito di questa prova, Clas Thunberg, ottenne soltanto il terzo posto. Ma il campione finlandese fu compensato di questa sconfitta grazie agli ori vinti nei millecinquecento e cinquemila metri e nella combinata nordica, oltre all’argento dei dieci chilometri. Quattro anni dopo, a Saint Moritz, ripeté l’oro nei millecinquecento metri, a cui aggiunse quello dei cinquecento. Il suo record di cinque ori non è stato ancora superato. Uomo di carattere deciso, Thumberg non ampliò il proprio palmarès olimpico perché nel 1932 rifiutò di partecipare, contrariato dal sistema di competizione ideato per Lake Placid.
In questa fotografia appare sulla destra, in una gara del 1923.


Lo sport re della neve
Foto: Sports photo / Cordon Press

Lo sport re della neve

Durante la settimana internazionale degli sport invernali di Chamonix del 1924 lo sci ebbe un ruolo di primo piano, anche se unicamente nella disciplina dello sci di fondo; lo sci alpino (discesa, slalom eccetera) sarebbe stato introdotto solo nei giochi del 1936.
L’immagine sopra queste righe mostra il norvegese Thorlieh Haug, grande esperto della specialità, intento nella gara dei diciotto chilometri, della quale fu dichiarato vincitore, come anche della prova di cinquanta chilometri e della combinata.


Sci… militare
Foto: Presse Sports / Cordon Press

Sci… militare

Sempre della Norvegia era originaria la pattuglia militare, altra competizione svoltasi nel 1924. Squadre composte da quattro sciatori dovevano percorrere venticinque chilometri e quindi cimentarsi nel tiro al bersaglio, migliorando di trenta secondi il tempo della propria squadra con ogni colpo andato a segno.
Nell’immagine, Antoine Julen seguito da Alphonse Julen e da Alfred Aufdenblatten, della squadra svizzera, vincitrice della prova.


Una gara sportiva
Foto: Lux-in-Fine / Bridgeman / ACI

Una gara... sportiva

Nel 1928 la disciplina divenne uno sport dimostrativo, e nel 1960 entrò definitivamente a far parte dei giochi con alcune modifiche sotto il nome di biathlon.
Nella fotografia, due concorrenti – quello a destra, della squadra francese, terza classificata – si salutano.


Salti, una prova spettacolare
Foto: Alamy / ACI

Salti, una prova spettacolare

La prima competizione di salto con gli sci – uno sport originario dei Paesi nordici – ebbe luogo a Oslo nel 1879. Negli anni seguenti la disciplina si diffuse nei Paesi dell’Europa centrale e negli Stati Uniti. La spettacolarità di questa prova fece sì che nel 1924 le venisse riservato l’ultimo giorno dei giochi di Chamonix. La competizione si svolse su una pista di quasi ottanta metri di lunghezza appositamente costruita e vi parteciparono ventisette saltatori provenienti da nove Paesi.
La fotografia mostra il salto del norvegese Narve Bonna, che gli valse la medaglia d’argento.


Non vinse il salto più lungo?
Foto: IOC

Non vinse il salto più lungo?

Il salto più lungo (cinquanta metri) fu realizzato da Anders Haugen, un atleta statunitense, ma grazie al miglior punteggio di stile la gara fu vinta dal norvegese Jacob Thams, il cui salto è mostrato sopra queste righe. Haugen fu relegato al quarto posto, dietro i norvegesi Thams, Bonna e il pluripremiato sciatore di fondo Thorleif Haug. Sorse qualche dubbio sui punteggi dei giudici, ma non ci furono proteste e Haugen rimase fuori dal podio. Fu solo cinquant’anni dopo che l’errore di punteggio attribuito a Haug fu confermato. Da allora, lo statunitense figura nel palmarès come terzo classificato. La figlia di Haug viaggiò fino in Colorado per consegnargli la medaglia aggiudicata al padre per errore.


Lo sport nazionale canadese
Foto: Pubblico dominio

Lo sport nazionale canadese

Originario del Canada, i suoi abitanti hanno sempre considerato l’hockey su ghiaccio uno sport proprio. La loro squadra nazionale è quella con più vittorie olimpiche. Fu la prima vincitrice ai giochi del 1920 e ripetè il titolo nel 1924. Tanto ad Anversa come a Chamonix a rappresentare il Canada non fu una selezione di giocatori del Paese, come avviene ora, ma la squadra vincitrice del campionato nazionale per dilettanti. Nel 1924 tale onore ricadde sui Toronto Granites, qui in posa prima dell’inizio della gara. La loro più grande star, Harry Watson, è il quarto da sinistra.


Un ciclone inarrestabile
Foto: IOC

Un ciclone inarrestabile

Guidati dalla loro star “Alce” Watson, i Granites si dimostrarono imprendibili. Alle eliminatorie inflissero trenta goal alla Cecoslovacchia, ventidue alla Svezia e trentatré alla Svizzera senza incassarne nessuno. Col procedere del torneo, questo festival di goal attrasse folle via via più grandi, come nella partita delle semifinali contro la Gran Bretagna – mostrata in fotografia – in cui vinsero per diciannove a due. La finale contro gli Stati Uniti fu saldata con un “modesto” sei a uno, grazie al quale si portarono in Canada la medaglia d’oro.


L’unica prova femminile
Foto: TT News Agency / Album

L’unica prova femminile

Il pattinaggio artistico su ghiaccio fu l’unica categoria in cui gareggiarono le donne a Chamonix, tredici in totale. La competizione consisteva in una prova di figure obbligatorie e in un programma libero accompagnato dalla musica. La vincitrice fu la ventiduenne austriaca Herma Planck-Szabo, che avrebbe dominato la scena per tutti gli anni venti, ed è ricordata per essere stata la prima donna a gareggiare con una gonna lunga fino al ginocchio invece che con quella tradizionale alla caviglia. Il secondo posto andò alla ventiquattrenne statunitense Beatrice Loughran, visibile in fotografia.


Una stella in erba
Foto: IOC

Una stella in erba

Planck-Szabo e Loughran dovettero condividere le luci della ribalta con una delle rivelazioni dei giochi, Sonja Henie. Campionessa norvegese di pattinaggio, aveva appena undici anni e fu la partecipante più giovane dell’evento. Durante la routine di pattinaggio libero si avvicinò più volte a bordo pista per chiedere al suo allenatore quale dovesse essere il prossimo passo: su otto partecipanti arrivò ultima. Ma nelle tre edizioni olimpiche successive vinse l’oro nella gara individuale femminile e aggiunse al suo palmarès dieci titoli mondiali consecutivi.


La creatrice del pattinaggio moderno
Foto: 20th Century Fox Licensing Merchandising / Everett Collection / Cordon Press

La creatrice del pattinaggio moderno

Il successo di Henie andò oltre lo sport: gareggiava con pattini innovativi, rese di moda l’uso dei pattini bianchi e fu la prima a utilizzare movimenti di danza nei suoi spettacoli. Dopo i giochi del 1936 si trasferì in California per cominciare una carriera nel mondo del cinema, dove fu protagonista di dodici pellicole per gli studi della 20th Century Fox.
La fotografia in alto è tratta dal musical Wintertime, del 1943.


Presente e futuro
Foto: Associated Press

Presente e futuro

Sonja Henie posa in questa fotografia con Gillis Grafström, campione olimpico imbattuto: aveva ottenuto l’oro nella prova individuale maschile di Anversa e a Chamonix confermò l’alloro. Quattro anni più tardi, a Saint Moritz, sarebbe arrivato di nuovo al primo posto, diventando l’unico pattinatore artistico maschile ad aver vinto tre medaglie d’oro olimpiche individuali. Fu detronizzato soltanto a Lake Placid, nel 1932.


Le piroette dell’architetto
Foto: Pubblico dominio

Le piroette dell’architetto

Oltre che per il suo spettacolare palmarès, Grafström è ricordato per aver inventato varie figure, in particolare le trottole change sit e flying sit. Laureato in architettura nel 1918, esercitò la professione fino al 1938, quando morì all’età di quarantaquattro anni.


Discese vertiginose
Foto: IOC

Discese vertiginose

La prova di bob si svolse sulla pista di Pélerins all’inizio di febbraio e, come il resto delle gare, attrasse una folla ampia e rumorosa, ansiosa di vedere i concorrenti precipitarsi a velocità vertiginose lungo la discesa con i loro rudimentali attrezzi. Alla fine la squadra vincitrice fu quella svizzera.
In altro, la squadra statunitense posa con la sua slitta.


Sport minori
Foto: Spaarnestad Photo / Bridgeman / ACI

Sport minori

Nel programma dei giochi olimpici invernali del 1924 il curling, un gioco simile alle bocce che ebbe origine in Scozia nel XVI secolo, fu uno sport minore. Alla competizione parteciparono solo tre squadre: Regno Unito (in fotografia), Svezia e Francia. I campioni indiscussi furono i britannici, che vinsero le loro due partite 46-4 e 38-7. In seguito questa disciplina scomparve dal programma fino alla sua reintroduzione nel 1988. 


Uno sport singolare
Foto: Tairraz / Cordon Press

Uno sport singolare

Lo skijöring, o “guida con gli sci”, è una disciplina in cui lo sciatore è trainato da un animale, di solito un cane o un cavallo. Questa curiosa competizione fu introdotta come sport dimostrativo a Chamonix e quattro anni dopo anche a Saint Moritz. In entrambe le occasioni l’animale da tiro fu il cavallo.


Tecnologia avanzata
Foto: Tairraz / Cordon Press

Tecnologia avanzata

Nei giochi di Chamonix fu usato uno dei primi veicoli fuoristrada della storia. I Citroën-Kegresse K1 semicingolati, come quello che appare in fotografia, furono usati per gli spostamenti di atleti e membri dell’organizzazione, per preparare i campi e le piste e perfino per trascinare i bob ai punti di partenza e di arrivo.


Un successo clamoroso
Foto: IOC

Un successo clamoroso

Il 5 febbraio, al termine delle prove, si tenne la cerimonia di chiusura, con la consegna delle medaglie e un discorso di Pierre de Coubertin, presidente del comitato olimpico internazionale. L’evento fu considerato un successo, e così l’anno successivo la settimana internazionale degli sport invernali – così si era chiamato l’evento di Chamonix – fu dichiarata la prima edizione dei giochi olimpici invernali.


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venerdì 4 febbraio 2022

La “Belle Epoque” lanciò in Europa il primo movimento ecosostenibile con le funicolari

La “Belle Epoque” lanciò in Europa il primo movimento ecosostenibile con le funicolari
L’ardito progetto “Borgofranco - Andrate” del 1909 di Modesto Gillio non venne mai realizzato

Andrate


La funicolare è una modalità di trasporto terrestre “a guida vincolata”, appartenente alla categoria del trasporto a fune, solitamente in regime di servizio o trasporto pubblico.
Le caratteristiche distintive sono l’utilizzo di una fune come organo di trazione e il movimento su una o più vie di corsa costituite da classici binari oppure da speciali guide, metalliche o di altri materiali. In queste ultime realizzazioni possono venire impiegate ruote gommate.
Questi impianti vengono generalmente realizzati allo scopo di superare sensibili dislivelli – soprattutto in ambiti montuosi – ma esistono numerosi esempi, in particolare in tempi recenti, a sviluppo pianeggiante o misto. La funicolare non va confusa con la ferrovia a cremagliera la quale, pur circolando su binario, presenta un principio di funzionamento radicalmente diverso, come l’attuale Sassi–Superga:

Trenino a cremagliera della Sassi-Superga
 
nata nel 1884 come funicolare a vapore sistema Agudio, nel 1934 venne trasformata nell’allora ormai consolidata tecnologia a cremagliera che dura ancora oggi: la ferrovia a cremagliera, un sistema di trazione ferroviaria impiegato quando l’elevata pendenza del binario rende necessario ricorrere a sistemi che aumentino l’aderenza dei mezzi destinati a trainare i treni (locomotive o automotrici) o sia necessario garantire la sicurezza della frenatura o della fermata in linea dei treni.
Si basa sull’impiego di una rotaia dentata (detta anche cremagliera) collocata parallelamente al binario, normalmente al centro fra le rotaie ma talvolta anche fuori asse. I veicoli sono dotati di una o più ruote dentate (anche pignone) collegate ai meccanismi di trazione oppure a un sistema di frenatura. I convogli possono così muoversi indipendentemente dall’inclinazione del tracciato.
 
Le funicolari esistenti in Piemonte oggi sono quelle di Biella-Piazzo, realizzata nel 1885; Mondovì Piazza–Mondovì Breo,   realizzata nel 1886 e re-inaugurata nel 2006 dopo essere stata chiusa dal 1975. Invece non esiste più a Torino, la Corso Casale–Monte dei Cappuccini, abbandonata dopo un bombardamento alleato nel 1942.
 
Funicolare Biella-Piazzo
 
Vecchia carrozza della Funicolare Mondovì-Breo

Nuova e modernissima cabina della Funicolare Mondovì-Breo

In Valle d’Aosta invece abbiamo due funicolari, una limitata al servizio sciistico che è la Funicolare del Monte Rosa in località Frachey, nel comune di Ayas e l’altra di Saint-Vincent che collega il centro abitato omonimo con lo stabilimento termale “Fons Salutis” che fu inaugurata nel 1900.

Funicolare del Monte Rosa


Ingresso della Funicolare a Saint Vincent

In Canavese la funicolare rimase allo stato di progetto che è tornato alla luce grazie all’Associazione “Mario Clemente” per Ricerche di Storia e Cultura Locale, apparso nel loro bollettino annuale 2021, dal titolo: “Borgofranco, figure e momenti del passato” della collana “Quaderni di storia e cultura locale VII”. La documentazione è stata preservata dall’oblio da Silvano Regruto Tomalino di Chiaverano che ha permesso la pubblicazione.
L’idea della funicolare venne a persone di Andrate e quando fu propugnato il progetto nell’ottobre del 1909, non esisteva ancora la strada carrozzabile Borgofranco-Nomaglio-Andrate (SP 72 e SP 73) perché fu realizzata soltanto nel 1918. Il progetto venne redatto dall’elettrotecnico di Andrate Modesto Gillio che avviò la pratica presso il Ministero dei Lavori Pubblici per ottenere il Decreto di concessione.
 

Il medesimo era stato depositato, a norma dell’art. 129 del Codice di commercio presso il Tribunale di Ivrea. Era così sorto un comitato promotore per realizzare l’impresa. La situazione stradale di Andrate all’epoca era critica: collegata a Mongrando (12 km), da qui si poteva raggiungere Biella con la ferrovia a scartamento ridotto, prima a vapore e poi elettrificata nel 1922 e che sarebbe rimasta in esercizio fino al 1951 quando fu smantellata insieme alla ferrovia Biella-Oropa.
 


Peggiore la situazione sul fronte canavesano: "3 chilometri di mulattiera per raggiungere Borgofranco e di qui la ferrovia Chivasso–Aosta, mulattiera che non può percorrersi se non faticosamente a piedi o a dorso di mulo, con gravi ostacoli nel movimento dei passeggeri e tale onere sul costo di trasporto dei prodotti d’importazione, che sono moltissimi: dai materiali di costruzione fino alle derrate alimentari, avendo la regione scarse risorse, da rendere eccessivamente care le comodità più comuni della vita e da paralizzare completamente qualunque sviluppo edilizio e industriale”.
Molti i benefici previsti: Andrate sarebbe diventata una Stazione Climatica Alpina, meta ideale per il turismo del benessere, che faceva il paio con le rinomate acque minerali di Borgofranco con il suo Stabilimento Idroterapico, gli hotel collegati e il Birrificio De Giacomi. Inoltre la funicolare avrebbe costituito il collegamento tra Valle d’Aosta, Val Chiusella e alto Biellese.
Il dislivello di 594 metri prevedeva un tracciato di oltre 10 km, ma scegliendo la trazione funicolare, poteva essere colmato con un tracciato di soli 2 km. La motrice fissa sarebbe stata installata nella stazione di Andrate. Causa dirupi e avvallamenti la linea sarebbe sorta più a levante del tracciato diretto Borgofranco-Andrate e la stazione sarebbe sorta in frazione Biò in regione Corsano, mentre ad Andrate, spostata di 700 metri dal capoluogo verso Sala Biellese, risultando comodissima a Donato e ai paesi della Valle dell’Elvo.
La funicolare avrebbe avuto uno sviluppo orizzontale di 1309 metri, partiva dai 292 m. slm. di Corsano (Biò) per arrivare ai 764 di Andrate percorrendo un dislivello di 472 metri con una pendenza variabile: dal 23% minima al 59% di massima pendenza. Lo scambio intermedio avrebbe avuto una larghezza di 6,50 metri contro i 3 dell’intero corpo stradale a binario semplice, quest’ultimo di un metro di scartamento, realizzato con rotaie Vignoles e traversine di castagno.
 

La Stazione di Borgofranco doveva comprendere: “un fabbricato viaggiatori in stile barocco moderno con decorazioni in cemento e in ferro, formato da due corpi: l’anteriore con comunicazioni col piazzale per mezzo di tre grandi porte e di una gradinata destinata a sala d’aspetto, a vendita dei biglietti e buffet; il posteriore inclinato con binario per l’ingresso della vettura e due gradinate a ripiani ai lati, destinate l’una all’entrata, l’altra all’uscita dei viaggiatori dalle vetture. Un piano caricatore collegato al piazzale con apposita strada, destinato al caricamento delle merci”.
Molto simile il progetto della stazione di Andrate, con l’unica differenza sostanziale, quella di un vasto locale sotterraneo per ospitare il motore che muoveva la fune di traino e un secondo binario che portava alla rimessa delle carrozze.
Il motore creava il movimento della fune mediante una grande puleggia sul cui asse vi erano i tamburi dei freni elettrici e a mano. Il motore aveva bisogno di una tensione elettrica di 500 Volts e di un’apposita cabina di trasformazione.
Un quadro portava tutti gli strumenti di misura elettrica, una leva d’avviamento e una leva d’inversione di marcia, una leva per il freno elettrico e un volante per il freno manuale, un tasto per i segnali, un apparecchio ripetitore delle posizioni delle vetture, il tutto raggruppato in un centro comando. Un regolatore a forza centrifuga interveniva sul freno oltre una certo limite di velocità. Il manovratore in carrozza azionava un pedale quando entrava in stazione per togliere la corrente al motore e l’intervento del freno elettrico per arrestare le vetture a fine corsa. Le carrozze previste erano per i viaggiatori e per il trasporto merci. La corsa durava 23 minuti e il potenziale orario previsto era di 62 passeggeri e 680 kg di bagagli in salita e altrettanti in discesa, ovvero una massa complessiva trasportabile di 7.200 kg. Un collegamento elettrico permetteva il contatto segnaletico continuo tra le due stazioni e le carrozze in viaggio.
Il progetto esponeva poi il piano finanziario: 200 giorni in inverno con popolazione locale e 100 giorni estivi a cui si sommavano i forestieri, 50 festivi con l’arrivo dei gitanti con 15 giorni di sospensione per imprevisti teorici. Il biglietto sarebbe costato 70 centesimi la salita e 50 la discesa, il biglietto A/R, 1 Lira. La tariffa bagagli di una Lira/quintale in salita e 60 centesimi in discesa e le merci 5 Lire a tonnellata in salita e 3 in discesa.
Questo regime d’incassi avrebbe garantito un utile annuo del 5,94 % sul capitale, quello cioè necessario alla costruzione dell’impianto, pari a 200.000 Lire. Tra i vari costitutori del comitato e i sottoscrittori dello statuto della “Società Anonima Funicolare Borgofranco – Andrate” figuravano, oltre all’ideatore, l’elettrotecnico Modesto Gillio, Vittorio Modina, sindaco di Andrate, l’ingegner Camillo Perron, deputato al Parlamento, Giacomo Saudino, avvocato e consigliere provinciale, l’avvocato e sindaco di Ivrea Giovanni de Jordanis, il sindaco di Borgofranco Germano Balmino, Vittorio Montaldi, agente consolare d’Italia in Inghilterra, Luigi Rabogliatti presidente della confederazione commercianti d’Ivrea, l’ingegner Carlo Guaschino, Oreste Garda, l’avvocato Egidio De Giacomi, Giovanni Ferrando, il banchiere Filippo Deangelis, l’ingegner Giuseppe Borello e il geometra Antonio Delapierre. Il capitale di 200.000 Lire sarebbe stato diviso in 2000 azioni da cento Lire cadauna. Il 18 ottobre 1909 tutti firmarono davanti al notaio Roscio di Borgofranco d’Ivrea.

Ma la funicolare non venne mai costruita.

Fabrizio Dassano - pubblicato su "Il Risveglio popolare" del 3 febbraio 2022

lunedì 31 gennaio 2022

“Comando … qui Tricolore …. quota 2022 raggiunta e conquistata!”

Cima Bossola vista da Inverso - Val Chiusella


T - “Comando … qui Tricolore …. Quota 2022 raggiunta e conquistata!”
C - “Gran bel lavoro Tricolore, gran bel lavoro! … assicurate bene la bandiera, mettete il perimetro in sicurezza e tornate alla base … quì abbiamo ancora bisogno di voi! Passo e chiudo.”
Una salita durata anni...; difficile; rischiosa; spesso al limite della sopportazione.

Quando qualcuno di quelli che oggi non sono ancora nati ci chiederà di raccontare una storia, noi potremo cominciare dicendo: “io c’ero … e ti parlerò di come questa storia insegni che non ci si deve mai arrendere, anche quando tutto sembra essere perduto; specialmente quando tutto sembra essere perduto.

Si deve continuare cercando nel nostro cuore e nella nostra mente la motivazione e la forza per continuare, spalle al baratro e sguardo puntato sulla vetta, ogni passo più vicina, ogni respiro più bella, nitida e rarefatta. In molti sono caduti combattendo contro un soverchiante e subdolo nemico. Alcuni si sono fatti catturare dagli eccessi della presunzione, mantre altri, idioti ed incoscienti, ci hanno tradito.”
Il gran consiglio si è riunito per firmare l'armistizio ma chi voleva la Pace e cantava Vittoria dovrà attendere. Non è ancora finita.

Abbiamo raggiunto una vetta dalla quale si vede l'orizzonte con più chiarezza, ma il fondo-valle è ancora coperto di dense nubi che questo distante sole invernale non riesce a diradare.
Quando il nemico è l'uomo, altri uomini lo potranno affrontare e sconfiggere, ma se il nemico è lo iato tra "male e ignoranza" gli uomini possono solo sperare di rallentarne la corsa o di chiuderlo in una boccetta di vetro per sudiarne le caratteristiche e le reazioni, ma mai potranno sconfiggerlo definitivamente. Una sola goccia di male sarà sempre in grado di contagiare tutta l'aria che respiriamo e tutta l'acqua che beviamo ed un solo grammo di ignoranza peserà come un macigno sulla "leggerezza della conoscenza. Possiamo solo sperare che la Scienza dìa alla grande Madre le armi per proteggerci in attesa della soluzione finale e definitiva. L'evoluzione.

Chi ci chiederà di raccontare questa storia sarà immune per nascita o per vaccino "eptavalente" e dovrà forse affrontare altre sfide e scalare altre vette sulle quali pianterà la bandiera universale della Fratellanza e della Pace.
Abbiamo vinto una battaglia; non la guerra. Dobbiamo insegnare alle generazioni future come rimettere in ordine, con umiltà e fermezza, i valori e le priorità che ci hanno permesso di vincerla!

Nemo

sabato 29 gennaio 2022

Ma che cos'è la Belle Epoque?

 
Siamo partiti dall'idea di raccontare e mettere in "mostra" un periodo molto importante per il Canavese, ma vogliamo anche dare ai nostri lettori e visitatori un quadro più ampio che parli della Belle Epoque come fenomeno Italiano, Europeo e Mondiale. Le slides che seguono vogliono essere uno spaccato delle moltissime novità culturali, artistiche e storiche che hanno accompagnato il periodo.
Cliccate sulle immagini per visualizzare la presentazione.
 





 

sabato 15 gennaio 2022

Canapisium apre una Nuova sede ad Azeglio presso il Centro Studi "Biblioteca Don Ilo Vignono"

Non c'è il due senza il tre!

Canapisium apre oggi - grazie ad un gemellaggio - la terza Sede nel Canavese e più precisamente ad Azeglio, presso il Centro Studi Biblioteca "Don Ilo Vignono", luogo di studio e ricerca, curato da Elisa Benedetto e frutto di un bellissimo restauro conservativo di un cascinale con corte interna.

La biblioteca “Don Ilo Vignono” è intitolata all'omonimo canonico (1921-1997), direttore della biblioteca capitolare della cattedrale di Ivrea, Cancelliere vescovile emerito e Cappellano dell’Ospedale di Ivrea, erudito storico locale e noto tra i medievisti europei. La biblioteca, che ospita anche il centro studi, nasce dalla fusione dei fondi librari di due soci, già attivi da anni nella ricerca storica e nella pubblicazione di alcuni libri ed ha recentemente acquisito altri fondi librari oltre ad un’importante unità archivistica altrimenti destinata all’oblio.

Si aggiunge così un'altra importante presenza operativa sul territorio che va ad arricchire la nostra rete culturale basata sui concetti della sostenibilità e del collaborazionismo associativo.


Alcune viste della Biblioteca




 Nemo

venerdì 14 gennaio 2022

Anna, medico ufficiale che viene dal passato

 

Da sinistra: Laura Comandù, Carlo Martinelli e Ada Uberti, rievocatori del Gruppo Storico Militaria 1948-1945 e Soci Onorari di Canapisium

Anna Saffiotti è al centro del gruppo
 

La rievocatrice del gruppo storico militare Laura Comandù ne ha indossato la divisa ricostruita attraverso vecchie foto

Borgofranco di Ivrea, 8 gennaio 2022

È una rievocatrice del gruppo storico torinese Militaria 1848-1918, Laura Comandù, intervenuta, lo scorso sabato 8, all'inaugurazione della mostra Dalla Belle Epoque alle trincee, visitabile al Palazzo Marini, a Borgofranco, fino al 27 febbraio, tutte le domeniche pomeriggio, dalle 15 alle 18. Lo ha fatto, indosso la divisa da ufficiale medico donna nella Grande guerra, insieme a Carlo Martinelli, presidente del gruppo, in divisa da maggiore degli alpini, e ad Alda Uberti, nell'abito da portatrice carnica, tutt'e tre volontari di Militaria le cui attività sono rivolte a ricerca, studio e valorizzazione del patrimonio storico culturale, nonché alla partecipazione a rievocazioni storiche e a cerimonie di carattere militare. Già intervenuti, nel dicembre scorso, a Castelnuovo Nigra, alla conferenza Il lutto e la memoria, organizzata da Canapisium, sono stati molto apprezzati, anche per la competenza e l'affabilità, dai visitatori che si sono incuriositi, in particolare, per la divisa indossata dalla signora Comandù che ha volentieri evocato la donna da una antica fotografia della quale, anni fa, ha tratto ispirazione per farla confezionare. «Si tratta di Anna Dado Saffiotti - spiega - una donna medico arruolata come ufficiale durante la I guerra mondiale, nata nel 1890, a Mazara del Vallo dove morì nel 1982, dopo aver svolto, dal 1920 al 1964, il ruolo di ufficiale sanitario per il Comune, fungendo, all'occorrenza, da medico condotto e da veterinario e avendo tra le sue mansioni anche quella di Medico di Porto, con il compito di verificare lo stato igienico delle navi. Conseguita la laurea in medicina, il 5 aprile 1916, all'Università di Palermo, essendo stato accolto il suo ricorso per venire ammessa alla sessione anticipata a causa della guerra pur "non essendo uomo pronto per andare al fronte", si mise immediatamente a disposizione della Croce rossa. Il 29 aprile 1916 fu iscritta, con il numero 40 di matricola, nel Ruolo speciale del Personale direttivo della Croce rossa nella qualità di "medico assistente pel servizio degli ospedali territoriali"». Una disponibilità per la quale riceverà varie onorificenze quali la medaglia istituita a ricordo della guerra 1914/1918, la medaglia a Ricordo della Guerra europea e, più recentemente, negli anni '70, la Croce di Cavaliere di Vittorio Veneto. Furono 45 in tutto le donne, medici e farmaciste, arruolate come Ufficiali nella Croce Rossa e nella Sanità militare nel primo '900, che prestarono servizio, ordinate da sottotenente a capitano, distinte dalla particolarità per l'epoca di portare una divisa identica a quella maschile, ma con la gonna. La loro figura scomparve dopo la Grande Guerra, ma non il loro lavoro svolto con la massima abnegazione, sul quale, qualche anno fa Elena Branca accese i riflettori con il suo libro "Dottoresse al fronte? La Cri e le donne medico nella Grande guerra. Anna Dado Saffiotti e le altre". Nel volume, tra l'altro, è ricordata anche una donna medico eporediese, la dottoressa Matilde Bonnet, figlia di un pastore valdese e laureatasi in Medicina a Torino, nel 1904, che fu in servizio all'ospedale di Ivrea, in quegli anni di inizio secolo.

Franco Farnè - da La Sentinella del Canavese del 14/01/2022, pag. 31


venerdì 7 gennaio 2022

Dalla Belle Epoque alle Trincee - La nuova mostra di Canapisium apre i battenti il 9 gennaio 2022



Aprirà i battenti il 9 gennaio 2022 la nuova mostra da titolo

a cura di Elisa Benedetto, Nadia Bontempo
Amedeo Dagna, Fabrizio Dassano e Paolo Paulisic

Allestita nella suggestiva atmosfera dello storico Palazzo Marini di Borgofranco d'Ivrea trasporterà i visitatori in un interessante viaggio nella industrializzazione a Borgofranco dal 1862 alla Grande Guerra.

La partecipazione all’evento è gratuita

ma Vi ricordiamo che la nostra Associazione (non a scopo di lucro) si basa - oltre che sull’auto finanziamento da parte dei Soci Fondatori - su Donazioni, Sponsorizzazioni e Tesseramenti per i quali potete rivolgerVi al nostro personale presente all’evento.

L'inaugurazione si terrà il giorno 8 gennaio 2022 alle ore 17:00 nella sala di rappresentanza di Palazzo Marini, in osservanza delle vigenti normative COVID19. Green Pass e prenotazione obbligatoria.

Per accreditamento stampa il giorno dell'inaugurazione scrivere a
eventi@canapisium.org
 
Per ulteriori informazioni sugli eventi legati alla mostra, le prenotazioni e le visite scolastiche infrasettimanali, scrivere a eventi@canapisium.org o inviare messaggio whatsapp al numero +39 351 9098098.
 

dal 9 gennaio 2022 al 27 febbraio 2022
tutte le domeniche pomeriggio, dalle 15:00 alle 18:00
ingresso con Green Pass obbligatorio

 
 

Si ringraziano per il supporto e la collaborazione:
 
Comune di Borgofranco - Assessorato alla Cultura - Patrocinio gratuito
Associazione Mario Clemente - Documentazione e ricerche storiche
Gruppo Storico Militaria 1848-1945 - Rievocatori in Uniformi Storiche WWI
Associazione Nazionale Sanità Militare Italiana - Materiale espositivo
Enrico &  Marco Gillio Tos - Materiale espositivo
Giuliana Tozzi & Roberto Noli - Materiale espositivo
Daniela Balma - Materiale espositivo
Dario Zara - Materiali ed opere espositive
Patrizia Vittonatti - Proprietaria Stabilimento Idroterapico
AREA59 Engineering & Research - Sponsor

 
 
Silvia Brusa Trompetto - Borgofranco d’Ivrea e il suo patrimonio storico-architettonico - Ricerche, progetti, interventi di conservazione,  a cura del Comune di Borgofranco d’Ivrea, Settembre 2002 ● Marco Cima, Per una storia dell’industria nell’Alto Canavese, in Bollettino n. 8 del 1982, S.A.S.A.C. ● Dino Garino, I prodromi industriali del Canavese tra l’800 e il ‘900, in Bollettino n. 18 del 1992, S.A.S.A.C. ● Rosita Negro Frer, Acque e loisir: il restauro di un luogo termale ai margini della Serra d’Ivrea, tesi di laurea, Settembre 2014 ● Michele Righino, 1915-1918 – La Cheddite – La fabbrica delle bombe a Borgofranco, Associazione Mario Clemente, Borgofranco d'Ivrea 2015 ● Filippo Castellano e Bruno Marcuzzo, I bombardieri del Re, Gaspari, Udine 2005 ● Martin Pollak, Topografia della memoria, Un ammonimento impressionante contro la rimozione e l’oblio,  Keller, Rovereto 2021 ● Barbara Bracco, La Patria ferita. I corpi dei soldati italiani e la Grande Guerra, Giunti, Firenze 2012 ● Bruna Bertolo, Donne nella Prima Guerra Mondiale, Susalibri, S. Ambrogio di Torino 2015 ● AA.VV, introduzione di Dacia Maraini, Donne nella Grande Guerra, Il Mulino, Bologna 2014 ● Vera Brittain, Generazione perduta, Giunti, Firenze 2015

giovedì 6 gennaio 2022

MA COSA C'ENTRA LA BEFANA?

 


L'arrivo dei Magi, che non erano Re, che non è detto fossero tre e che seguissero una cometa;
Il Battesimo di Cristo nel mondo ortodosso;
La Befana che porta i doni ai bambini volando su una scopa;

La Dodicesima Notte di Shakespeare: ecco cosa si festeggia il 6 gennaio, giorno dell'Epifania, in Italia e nel mondo, tra le curiosità, le tradizioni e gli eventi della ricorrenza che tutte le feste porta via ...
I Re Magi e la Befana. L’adorazione di Gesù, l’oro, l’incenso e la mirra, ma anche i dolci nelle calze portati ai bambini dalla vecchina vestita di stracci volando su una scopa. Cosa si festeggia esattamente il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, in Italia? Cosa hanno in comune le due storie? E nel resto del mondo? Scopriamo il significato, le curiosità, le tradizioni e cosa succede in questa giornata di festa in Italia e nel mondo.
Epifania: significato e cosa si festeggia nella tradizione cristiana L’Epifania è una ricorrenza cristiana, arriva 12 giorni dopo il Natale e mette fine alle feste dell'inverno.
Non in tutto il mondo l’Epifania è il 6 gennaio: per molte chiese ortodosse, che seguono il calendario giuliano, cade il 19 gennaio (e il Natale è il 7 gennaio).
Nella tradizione cristiana l'Epifania è la festa della rivelazione di Gesù come Dio. La parola stessa Epifania in greco significa "apparizione" ed è una parola da sempre collegata alla manifestazione di una divinità. Ma se la Chiesa cattolica associa l’Epifania alla nascita di Gesù e all’adorazione dei Magi arrivati da Oriente con i loro doni a rendere omaggio al bambino Gesù, figlio di Dio, per gran parte del mondo ortodosso la festività ricorda il battesimo di Gesù nel Giordano.

Epifania: chi sono i Magi

Non erano Re, ma Magi, ovvero uomini saggi che interpretavano i sogni e studiavano gli astri. Non è certo che fossero in tre, né che seguissero una cometa. I personaggi che il 6 gennaio portano i doni a Gesù Bambino sono avvolti dal mistero e dalla leggenda.
Di loro si racconta solo nel Vangelo di Matteo, testo che nei secoli è stato arricchito da una lunga e variegata tradizione.
Nel Vangelo non si fa riferimento al numero dei Magi, né ai loro nomi, Melchiorre, Baldassare e Gaspare. Mentre si citano i doni. L'oro, simbolo di regalità, l’incenso, riferimento alla divinità, e la
mirra, resina aromatica utilizzata nell’antico Egitto per le imbalsamazioni, presagio del sacrificio di Gesù sulla Croce.
Anche la cometa sarebbe il frutto della tradizione: nel Vangelo di Matteo si parla genericamente di una stella. Quanto al nome Magi, ecco cosa si legge su treccani.it: "Il termine Magi indicava i sacerdoti persiani dello zoroastrismo, religione preislamica largamente diffusa nell’Asia centrale, a cui tarde tradizioni greche attribuirono doti di astrologi e indovini".
Epifania: chi è la Befana e cosa c’entra con i Magi Il nome befana è una storpiatura del termine Epifania, ma la figura della vecchina "che vien di notte con le scarpe tutte rotte" appartiene a tutt’altra tradizione. Si tratta di una figura popolare tipicamente italiana, poco conosciuta nel resto del mondo, che affonda le sue radici nei riti propiziatori pagani legati al solstizio d’inverno e al raccolto dell'anno nuovo.
Esiste però una leggenda che lega la Befana ai Magi: diretti a Betlemme, i Magi avrebbero chiesto informazioni a un’anziana, incontrata lungo la strada. La donna, che si rifiutò di seguirli, si pentì poi della decisione presa. Partì quindi con un cestino di dolci e, fermandosi a bussare a ogni porta in cerca di Gesù regalandoli ad ogni bambino che incontrò.
Da allora la Befana girerebbe il mondo, regalando dolci a chi è stato buono, o carbone a chi no, infilando i doni nelle calze vicino al camino o appese per la casa. 

Nemo

sabato 25 dicembre 2021

Torna il Presepe Vivente a Castelnuovo Nigra

 

Forse non tutti sanno che Castelnuovo Nigra è il Paese dei Presepi, quelli di ceramica e di terracotta, ... e da ieri anche - e nuovamente - di quelli viventi. Non una novità ma piuttosto un interessante ritorno ad una tradizione secolare che in "Sale Castronovi", antico nome di Sale Castelnuovo prima e Castelnuovo Nigra poi, affonda radici profonde.

Un po' di doverosa storia: l'illustrissimo concittadino Costantino Nigra, nel suo libro "Il Natale in Canavese" del 1894 cita testualmente:
 
omissis ... "La popolazione di Villa-Castelnuovo è di circa 1000 abitanti, quella di Cintano di 900, quella di Sale di oltre 2000 quasi tutti contadini e pastori. In alto allevano bestiame e fanno butirro; in basso coltivano cereali e vigne: nel terreno intermedio patate, castagne, noci, segale; e poi fieno, formentone e frutteti un po' per tutto. La popolazione è robusta e non manca d'intelligenza, ma è povera e poco colta" ... e poi ancora "L'indole degli abitanti è buona in generale, i costumi discreti, e c'è ancora un po' di sentimento religioso. Ma vi è soverchia tendenza alle liti, e quindi alla discussione, nel trattamento degli affari privati e pubblici, difetto purtroppo comune a molto tratto del Canavese.
 
L'antica tradizione delle rappresentazioni popolari non è un fenomeno speciale a questi luoghi e a queste popolazioni. Ciò che sarà qui detto su tale argomento è quindi in gran parte applicabile a popolazioni di altre parti del Piemonte e d'Italia, o anche di paesi stranieri. Il carattere di tali rappresentazioni in questi nostri villaggi è sempre religioso. Anzi alcune di esse hanno per solito teatro la chiesa parrocchiale. Quelle che furono recitate nei comuni della valle durante il presente secolo sono: il Natale, la Passione, il Giudizio universale, i Re Magi. Esistono manoscritti popolari di altre rappresentazioni; la Risurrezione di Gesù Cristo, Giuseppe ebreo, l'Amor divino o il trionfo della penitenza, la Natività, secondo la versione del Gelindo; ma non mi consta che siano stato recitate nei comuni predetti.
 
Il Natale è un'egloga destinata alla rappresentazione, redatta in versi per lo più settenarii ed endecasillabi, con qualche rima. Ha per argomento la gita dei pastori a Betlemme, la loro adorazione al presepio e le loro offerte a Gesù bambino. Nella sua struttura originaria, i personaggi della rappresentazione sono soltanto dodici, cioè undici pastori e un angelo, I pastori vanno di notte a Betlemme, guidati da uno di loro, Melibeo, il quale annunzia ad essi la nascita del Messia. Sono incontrati da un angelo che li conduce alla capanna dove è nato Gesù. Dopo un dialogo fra l'angelo e i pastori, questi presentano le loro offerte, e quindi se ne ritornano per annunziare il grande evento. Ecco i nomi di ciascuno di essi, accompagnali dall'indicazione della propria offerta: Montano porta un agnello, Alceste due colombe, Silvio il butirro, Menalca l'uva, Evandro il latte, Volpino il miele, Tigrane due tortore, Tltlro i pomi, Melibeo le fascie e i panni, Polibeo le uova, Mirteo due polli" ... omissis
 
Erano più di 20 anni che a Castelnuovo Nigra non veniva più rappresentato un Presepe vivente.
E così, partendo dal presepe Francescano (Greggio) del 1295 e passando dalle rappresentazioni del Teatro Religioso del '400 e del '500 e dal cambio di nome da Valle Castelnuovo a Valle Sacra (1921)  - proprio in virtù della devozione locale verso queste celebrazioni - siamo arrivati al 24 dicembre del 2021, data in cui Castelnuovo Nigra riscopre la sua natura di Paese dei Presepi e delle rappresentazioni religiose e mette in scena con il patrocinio del Comune e tramite i cittadini e le sue associazioni (Proloco, Amici della montagna, Gruppo Alpini di Castelnuovo Nigra, Centro Studi Valle Sacra, Canapisium e Orient Vespa Club) un bellissimo e suggestivo Presepe Vivente.
Animato da numerosi quadri, con ambientazioni che vanno dagli alberghi e le osterie - 'L Caval Gris, l'Oste del Moro, I tre Merli, La Locanda del Cervo Bianco - e a seguire 'l "Maisdabòsch" (Meistr da bosc), le "Lavandere", le "Filoire", la "Burera", le "Panatere", il "Frè", il "Mulitta", il posto di "Censimento", le "Marcandine", il "Negozio delle stoffe", i due "Quadri di famiglia", i "Pastori" si è concluso con la Processione della Madonna, San Giuseppe e l'asinello verso la chiesa e la Messa Solenne, celebrata da Don Gianni Malberti e cantata e suonata dalla Cantoria Parrocchiale.
 


p.s. Gli 11 pastori stanno tutti bene, ma l'angelo è volato via. Vi daremo sue notizie non appena atterrerà per ricaricare le piume di pavone ....
 
Nemo

martedì 21 dicembre 2021

QUO TENDIMUS?


Quo Tendimus, di Frederic Choisel (2019)
 
Quo Tendimus (Dove stiamo andando) è un paesaggio luminoso con figure che si radunano in cima ad un cielo brillantemente astratto. La scena drammatica del tramonto avvincente e altamente contemporanea è senza tempo, moderna e unica. I colori vanno dal caldo dorato al blu freddo con le curiose sagome delle persone. Materiali belli, ricchi e di altissima qualità utilizzati ovunque, compresa la biancheria belga. Lavorando in uno stile che descrive come "impressionista astratto", il disegnatore e pittore francese Frederic Choisel mira a catturare la "nuova esattezza" dei suoi soggetti in un'immagine che suggerisce un certo tempo e luogo anche in assenza di figurazione.
"Per tuas semitas duc nos quo tendimus".
L'assenso silenzioso alla nostra storia reale ci conduce dove davvero vogliamo andare.
Per Gesù, con l'obbedienza al Padre, questo avrebbe portato alla Resurrezione.
Per noi, se stessa obbedienza per mezzo di Lui, stessa destinazione.
C'è un però ... noi abbiamo trasformato l'Obbedienza in Indifferenza e cambiato la destinazione da Resurrezione a Fine.

E' il risultato dell'evoluzione dell'intelligenza umana separata con un potente colpo di scure dalla saggezza che ne dovrebbe indicare il cammino.
E' la nuda e raccapricciante verità che si mostra in tutta la sua algida crudezza per ricordarci la nostra fragilità.
Stanno vincendo loro, quelli che - ignoranti ed incapaci di prima classe - fanno di tutto per circondarsi di ignoranti ed incapaci ancora peggio di loro stessi, così da poterli governare agevolmente e senza sfigurare troppo.

Basta allettare la gente con qualche specchietto ed una manciata di palline colorate (... questo mi ricorda il metodo usato dagli Spagnoli per conquistare e poi sterminare gli Indios..) ed ecco che subito la stupidità prende il sopravvento, travestita da "voglia di vivere" inpavida ed impettita di fronte al subdolo nemico contro il quale non ha speranza di vittoria.
A questo punto, la sopravvivenza è del tutto casuale.

Chi non è dotato del senso del dovere e del sacrificio non può neanche immaginare che cosa significhi combattere per una (giusta) causa! La gente si riversa nelle strade per comprare tonnellate di cose assolutamente inutili e ancor meno necessarie e crede che sia questo il vero significato del Natale .... shopping compulsivo e trasgressione - consapevole e non - di tutte le regole, prime tra tutte quelle del rispetto e del buonsenso.

Quello che ha fatto di noi una categoria di esseri viventi capace di fare la differenza, ci sta invece portando verso la fine, perchè il canjon che divide gli scienziati dagli idioti si fa sempre più ampio e profondo.

Proviamo a pensare che l'amore, quello vero, si manifesta in tutta la sua grandezza in un abbraccio e non in uno SmartPhone; proviamo a pensare che il cash-back altro non sia che una ulteriore, reiterata e manifesta ammissione dell'incapacità (e della non volontà) di fermare gli evasori, regalando (anche agli evasori, che per l'occasione useranno una carta ricaricabile) i soldi di tutti, anche di quelli che evasori non sono, ma che così facendo ne diventano complici (consapevoli o no) con l'illusione di una ricompensa che suona più come un'elemosina; proviamo a pensare che il più bel regalo che possiamo fare a noi stessi ed a tutti quelli che amiamo, sia la promessa di farcela.
 
E noi dobbiamo farcela! Per rispetto a chi ha perso la vita per salvare quella dei più sfortunati e fragili, ma anche quella degli idioti o di quelli che agli idioti hanno dato retta.
Noi siamo meglio di quegli idioti. Rimettiamo i veri valori al loro posto e facciamolo sapere a tutti.
 
Quo tendimus? Nusquam!
 
Nemo.

domenica 5 dicembre 2021

Canapisium e la "Conferenza Spettacolo" del 4 dicembre 2021

 


Tanto tuonò che piovve ..... ed a piovere sono stati gli applausi: molti, calorosi e sinceri, da parte di un pubblico attento ed interessato agli argomenti trattati dai nostri relatori, ma anche coinvolto dai canti dal sapore antico ed essenziale dei "Cantori Salesi" ed affascinato dalle uniformi storiche del Gruppo Storico "Militaria 1848-1918" e dai racconti dei suoi figuranti.

Elisa Benedetto, esperta della Grande Guerra, ha raccontato con autentica e toccante passione, la storia del Soldato Ignoto e della sua traslazione dalla Basilica di Aquileia al Vittoriano, supportando il suo intervento con rare immagini dell'epoca;
Fabrizio Dassano, affiancato dal Maggiore degli Alpini del Regio Esercito (impersonato da Carlo Martinelli del Gruppo Storico "Militaria 1948-1918"),  ha parlato di un argomento curioso e di primaria importanza per gli eserciti di tutto il mondo: le "dog tags", ovvero le piastrine di riconoscimento, che dalla loro istituzione in poi, hanno permesso che i Soldati Ignoti non fossero più circa la metà dei morti, come invece succedeva prima del loro avvento;
Nadia Bontempo, cittadina Salese e grande appassionata di Storia, ha infine reso onore a tutti i Soldati Ignoti di Sale Castelnuovo e di Villa Castelnuovo,  proponendo una commovente rivisitazione del prezioso lavoro di schedatura svolto da Rita Giacomino ed Ezio Girardi in occasione del Centenario del Milite Ignoto.
I Cantori Salesi, storico gruppo che nel 2022 celebrerà i 40 anni dalla fondazione, hanno intramezzato gli interventi con canti popolari.

Ed ecco che il salone pluriuso del Comune di Sale Castelnuovo (oggi Castelnuovo Nigra) si trasforma di volta in volta in scenari di "guerra vissuta" in cui trovano posto il ricordo, il dolore e l'orgoglio di un popolo fiero e taciturno, con melodie capaci di raccontare i sentimenti profondi e laceranti che hanno fatto del Milite Ignoto un simbolo della vita oltre la morte, rivissuto attraverso i soldati e gli ufficiali, donne e uomini che con estrema delicatezza ne perpetuano la storia e le gesta.
 
Se è vero che le parole vengono incise nella nostra memoria più profondamente se accompagnate ed associate con suoni ed immagini, Canapisium sembra aver trovato la ricetta per amalgamare un evento austero e dai toni drammatici con canti e racconti che lo hanno reso più umano, più vicino alla immaginazione dei presenti, non senza qualche lacrima di sincera commozione.
 
Così, ad un mese dalla intitolazione della Piazza del Milite Ignoto abbiamo voluto fare la chiosa raccontandone la storia e cogliamo l'occasione per ringraziare tutti coloro che hanno prestato il loro prezioso tempo, risorse, sapere e passione  per rendere tutto questo possibile: Il Comune di Sale Castelnuovo, I Cantori Salesi ed il Gruppo Storico "Militaria 1848-1918" e tutti Voi, cari amici e concittadini, che siete venuti ad ascoltarci.

Paolo Paulisic , Presidente di Canapisium - Le Stellette del Canavese
 
Un grazie ed un abbraccio speciale anche ai miei grandi amici e compagni di viaggio: Elisa Benedetto, Nadia Bontempo, Amedeo Dagna e Fabrizio Dassano.


Alcuni momenti dell'evento



Elisa Benedetto durante il suo intervento sulla Storia del Soldato Ignoto

Fabrizio Dassano con il Gruppo Storico "Militaria 1848-1945" e la curiosa storia delle "dog tags" - Da sinistra: Fabrizio Dassano, Carlo Martinelli, Laura Comandù, Alda Uberti e Roberto Fava




Nadia Bontempo mentre rievoca i Militi Ignoti di Sale Castelnuovo e di Villa Castelnuovo



I Cantori Salesi
 

Paolo Paulisic, Presidente dell'Associazione Canapisium - Le Stellette del Canavese